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“Si
avvicinava la festa degli
Azzimi, detta anche Pasqua, e
i capi dei sacerdoti e i
dottori della Legge cercavano
come sopprimerlo. Però
temevano il popolo. Satana
allora entrò in Giuda,
chiamato Iscariota, che era
nel numero dei dodici. Ed egli
andò a mettersi d’accordo
con i capi dei sacerdoti e i
capi della guardia sul modo di
consegnare Gesù nelle loro
mani. Essi ne furono contenti
e convennero di dargli del
denaro. Egli fu d’accordo e
da quel momento cercava
l’occasione propizia per
consegnarlo loro senza che il
popolo se ne accorgesse.”
(Luca 22,1-6)
Oggi
poniamo l’attenzione sul
versetto 2 del capitolo 22 di
Luca: “e
i capi dei sacerdoti e i
dottori della Legge cercavano
come sopprimerlo. Però
temevano il popolo.” Da
questo versetto risulterebbe
che, il livello di
sopportazione dei capi dei
sacerdoti, cioè Anna e Caifa,
dei dottori della Legge, degli
anziani del popolo, aveva
raggiunto la misura. Già
dagli inizi della predicazione
di Gesù, tre anni prima, si
erano registrati conflitti, ma
ultimamente la situazione era
divenuta insopportabile per
loro. Il Vangelo di Giovanni
ci presenta prima
dell’ingresso di Gesù a
Gerusalemme, il grandioso
miracolo della risurrezione di
Lazzaro. Questo aveva
suscitato una pronta reazione,
si era convocato il Sinedrio,
una sorta di parlamento
religioso, e in questa seduta
se ne era decisa la condanna a
morte, nascondendo l’invidia
che provavano verso di Lui con
una motivazione politica: Gesù
che trascinava folle, poteva
creare un’insurrezione
popolare e far scattare la
reazione di Roma. L’acredine
poi era cresciuta con
l’ingresso di Gesù a
Gerusalemme, dove a più
riprese ed in forma crescente
si creano scontri tra lui e il
Sinedrio in questa ultima fase
della Sua vita, attacca in
modo continuo e davanti ad un
popolo sempre più crescente,
tutta l’organizzazione del
culto. Nei giorni trascorsi al
Tempio, affronta di volta in
volta, tutte le categorie. A
questo proposito è utile
riferirci a l’Evangelista
Marco, il quale ci presenta
sei scontri sempre più
violenti. Vediamoli.
1°
scontro
con i cambiavalute ed i venditori di colombe:
questi erano autorizzati dai
capi del Tempio mediante il
pagamento di una tassa. Oggi
potremmo paragonarli ai
venditori di “oggetti
religiosi”, quelli che
troviamo alle porte dei nostri
santuari; solo che quelli
dell’epoca di Gesù erano
situati proprio all’interno
del Tempio, benché nel
cortile più esterno. La loro
attività consisteva nel
cambiare il denaro romano e
greco in valuta ebraica:
Gerusalemme era un crocevia di
molti popoli, posta tra
Grecia, Egitto, Roma e tutto
il Medio Oriente. Così nel
tempo della festa di Pasqua,
vi accorrevano pellegrini ed
emigranti da tutto il mondo
conosciuto. Ora nel luogo
santo era fatto divieto di
portare tutto ciò che era
impuro, cioè non della terra
di Palestina, così questi che
erano alle porte del Tempio,
cambiavano queste monete, che
spesso recavano effigi o
idoli, ritenuti sacrileghi per
gli ebrei, in valuta locale;
queste monete poi, venivano
gettate nel tesoro del Tempio.
Vi
erano poi i venditori di
colombe, che venivano comprate
e date ai sacerdoti come
offerta per il Signore,
particolarmente quale
ringraziamento per i figli
avuti, specialmente se maschi;
era l’offerta dei poveri. Ma
tutto questo commercio,
avveniva con grande
confusione: nel mondo
orientale ogni contrattazione
avviene con grandi discussioni
sul prezzo della merce e
quando tutto questo avviene in
un luogo circondato da mura,
come era il cortile del
Tempio, possiamo immaginare
quale baccano accolse Gesù al
suo ingresso. Gesù li
scaccia, è Lui il padrone del
Tempio! Questo accende d’ira
coloro che si ritenevano
tutori del luogo santo: i capi
dei sacerdoti e gli scribi.
2°
scontro
il giorno successivo con i capi
dei sacerdoti, scribi e
anziani;
questi non hanno ancora
mandato giù il rimprovero del
giorno precedente. Erano
rispettivamente, i primi, i
capi dei sacerdoti, coloro che
erano stati nominati a capo
della classe sacerdotale. A
dire il vero, sommo sacerdote
era uno solo, cioè quello in
carica, ma Luca li ricorda al
plurale per presentarci gli
ultimi due in ordine di tempo
che Gesù incontrò, ovvero
Anna e Caifa. Caifa era il
sommo sacerdote in carica.
Questa
dignità agli inizi, cioè
intorno al XIII secolo a.C.,
era una carica ereditaria, di
cui il primo fu Aronne,
fratello di Mosè. Ma negli
ultimi due secoli prima di
Cristo, la carica smise di
essere dinastica ed iniziarono
i regnanti di turno a farne la
nomina: Erode il Grande nominò
ben sei sommi sacerdoti. Dopo
di lui, furono i romani a
prendersi il diritto della
nomina. Una volta eletti, si
decadeva o per morte o perché
si veniva deposti dal regnante
di turno, mantenendo però il
titolo solo a titolo onorario.
Per questo si parla di Anna,
che era decaduto, ancora come
“sommo sacerdote”, benché
in carica vi fosse suo genero
Caifa.
Ora
ci potremmo chiedere quali
fossero i poteri del sommo
sacerdote (o capo).
L’aspetto principale era, di
poter essere l’unico a poter
entrare nel “Santo dei
Santi”, che era la camera più
interna del Tempio di
Gerusalemme, dove un tempo vi
era stata collocata l’Arca
dell’Alleanza. Poi, era capo
del Sinedrio, l’organo
giudiziale che poteva decidere
di vita o di morte dei
cittadini. Infatti ritroveremo
in seguito gli apostoli e San
Paolo condotti di sovente
dinanzi a loro per essere
giudicati.
Si
può quindi capire, essendo
stato eletto dal governo
romano, come il Sommo
Sacerdote cercasse di evitare
ogni scontro verso la potenza
dominatrice, pena la caduta
dalla carica. Gli scribi
invece, che potevano essere
anche sacerdoti, erano esperti
di Sacra Scrittura, oggi li
chiameremmo teologi, grandi
conoscitori quindi della Legge
di Dio e del culto. Così
allora lo scriba, leggeva,
traduceva e interpretava al
popolo il contenuto della
Legge, era quindi un
insegnante di religione. Ma,
questi grandi dottori, si
trovano in grande imbarazzo a
rispondere a Gesù quando Egli
chiede loro perché non hanno
ascoltato Giovanni il
Battista. Ad esempio, Giovanni
il Battista aveva rimproverato
il re Erode di aver
trasgredito il sesto
comandamento, avendo questi
abbandonato sua moglie per
unirsi alla moglie del
fratello. Perché loro,
conoscitori della Legge e
tutori della sua osservanza,
non avevano fatto lo stesso?
Così dinanzi a Gesù, che li
rimprovera, devono restare in
un rabbioso silenzio.
3°
scontro,
avviene quando racconta loro
la parabola dei vignaioli
omicidi, riferendosi a essi
che si sono impadroniti della
Legge, aggiungendo e togliendo
norme e soprattutto ammazzando
i profeti che li richiamavano
sulla retta via.
4°
scontro
avviene quando, a far cadere
Gesù in contraddizione ci
provano farisei
ed erodiani
insieme. I primi erano i
grandi contestatori di Erode,
perché questi era re di
Israele nonostante fosse
straniero e pagano; ovviamente
si ponevano contro i sacerdoti
(o sadducei) che erano
tutelati dallo stesso Erode,
come abbiamo visto nel
trattare i sommi sacerdoti. I
farisei avevano come punto di
forza la scrupolosa osservanza
della Legge. Erano un vero
partito, il loro stesso nome
farisei = separati, ci fa
capire come fossero chiusi
agli altri, quindi contro il
re, contro i Sommi Sacerdoti e
contro tutto ciò che non era
israelitico; erano i custodi
della tradizione ebraica, i
puri! Dai farisei trae origine
l’ebraismo moderno, è
l’unica classe sopravvissuta
dopo la distruzione di
Gerusalemme nel 70 d.C. Gli
erodiani invece erano i
partigiani di Erode Antipa.
Non s’interessavano di
problemi religiosi, essi
sognavano la riunificazione di
tutta la Palestina attorno al
trono del loro protettore.
Appare
incredibile quindi come contro
Gesù andassero insieme
d’accordo farisei ed
erodiani: i primi odiavano gli
erodiani che sostenevano
l’impero di Roma, i secondi
invece odiavano i farisei che
volevano Roma fuori dalla
Palestina. Questi due gruppi
quindi, vanno a chiedere a Gesù
se è giusto pagare le tasse a
Roma (per gli erodiani sì,
per i farisei no). Così in
qualsiasi modo Gesù risponda,
si trova contro l’uno o
l’altro. Ma Egli li
rimprovera di essere tentatori
e ricorda loro di dare a
Cesare quello che è suo, ma
soprattutto di dare a Dio ciò
che gli appartiene: il vero
culto, non invece una serie di
formalismi e regole da
rispettare.
5°
scontro
avviene, quando arrivano i sadducei;
anche questi erano un partito,
composto nella maggioranza dei
casi da sacerdoti di classe
aristocratica. Si opponevano
ai farisei prevalentemente
perché: non credevano alla
sopravvivenza dell’anima
dopo la morte; non credevano
nell’esistenza di angeli,
buoni o cattivi; non seguivano
tutti i precetti dei farisei
ma solo ciò che era scritto
nei primi cinque libri della
Sacra Scrittura, la Torah ;
infine erano abbastanza aperti
in campo politico e religioso:
infatti erano ritenuti dei
collaborazionisti dei romani.
Vi fu, infatti, qualche anno
dopo la morte di Gesù, una
tremenda guerra civile tra
questi e farisei, terminata
con lo sterminio dei sadducei.
Nei giorni ultimi, trascorsi
nel Tempio, questi si
avvicinano a Gesù e cercano
di metterlo in difficoltà a
proposito della risurrezione,
nella quale essi non credono.
Gli chiedono in modo subdolo:
se una donna è rimasta sette
volte vedova e sette volte si
è risposata, alla
risurrezione dei morti, di
quale dei sette uomini sarà
moglie? Gesù li rimprovera
per l’idea distorta che
hanno non solo della morte ma
anche della vita, concepita
solo come materia e questo
perché non conoscono le
scritture, dove Dio non si
presenta come il Dio che era
di Abramo, era
di Isacco ed era
di Giacobbe, ma Dio di Abramo,
di Isacco e di Giacobbe: cioè
questi ci sono ancora e non
spariti per sempre.
6°
scontro
ed ultimo scontro avviene
sempre contro gli scribi. Ai
maestri della Legge, Gesù fa
una serie di rimproveri: sono
vanagloriosi, perché a loro
piace vestirsi in modo
plateale in modo che tutti li
guardano e li salutano, e poi
si fanno onorare sedendosi
davanti a tutti; sono avidi,
perché per il fatto di essere
esperti di Scrittura, nel dare
consigli alla vedove, si fanno
pagare profumatamente; sono
ipocriti, perché fanno finta
di pregare a lungo, così sono
presi per esperti, mentre
hanno ben altri interessi.
Ecco
quindi secondo Marco i
principale scontri di Gesù
con le varie autorità nel Suo
ingresso nel Tempio di
Gerusalemme. Sorprende come
proprio tra queste autorità
vi fossero forti contrasti
politici, religiosi e sociali,
sfociati a volte in veri
regolamenti di conti, come lo
storico Giuseppe Flavio ci
racconta, ma trovarono nella
Pasqua dell’anno 33, un
unico punto in comune:
uccidere Gesù di Nazareth. In
quest’ambiente ritroviamo le
autorità religiose, le quali,
benché sia prossima una festa
importante del calendario,
sono presi da un problema più
scottante: l’eliminazione di
Gesù, chiamato il Cristo. La
storia ci dice che nelle
stesse componenti vi erano
tendenze diverse: i sacerdoti
del Tempio erano vicini al re
Erode Antipa, figlio di Erode
il Grande, che anni prima
aveva compiuto un clamoroso
eccidio di migliaia di
farisei, ovvio quindi che tra
sacerdoti e farisei non
corresse buon sangue. Non
mancavano mai occasioni di
attrito tra questi elementi.
Eppure,
questa volta, essi sono
accomunati da un unico
desiderio: uccidere Gesù!
E’ da qualche tempo che lo
seguono. Egli era
continuamente seguito da
emissari delle varie classi:
da farisei, da dottori della
Legge, da scribi, insomma per
questo scopo erano tutti
d’accordo, Gesù era
l’unica personalità che non
si era aggregata a nessun
gruppo, era quindi senza
l’appoggio di personaggi
importanti, ma aveva dalla sua
parte la gente semplice,
infatti Luca ci dice che i
capi dei sacerdoti: temevano
il popolo (Lc. 22,2).
Il
popolo, aveva riconosciuto in
Lui una forte presenza di Javhè,
non ne aveva ancora ben
compreso la sostanza, ma
avvertiva in Lui la santità.
Non solo per i miracoli che
compiva, ma soprattutto per la
Sua sapienza. Egli parlava con
autorità, non ripeteva quello
che altri avevano scritto, ma
diceva del suo. Il popolo,
avvertiva in lui la possibilità
di un cambiamento, perché non
solo guariva il corpo dei
malati, ma con il suo parlare
risollevava i cuori, al solo
udirlo ci si sentiva
rinascere, ci si apriva ad una
speranza per un mondo
migliore.
Non
è questa l’esperienza che
oggi fanno milioni e milioni
di cristiani? Non è
l’esperienza che facciamo
ogni volta al termine della
Confessione?
Non
sentiamo anche noi questa
esigenza, questo senso di
sollievo ogni volta che ci
avviciniamo alla preghiera?
Non sentiamo nuova forza ogni
volta che leggiamo un passo
delle Sacre Scritture o in un
momento di silenzio dinanzi al
Tabernacolo?
Dalla
vita di San Paolo della Croce.
Fondatore
dei Passionisti
Il
Santo Evangelo dice che se il
grano che si semina non muore,
resta solo e non fa frutto; ma
il povero grano che si semina
per morire e far frutto,
quante ne passa! E piogge e
nevi e venti e sole, ecc. Così
l’anima è un grano che Dio
semina in questo gran campo
della Chiesa, e per far frutto
bisogna che muoia a furia di
pene, di contraddizioni, di
dolori, persecuzioni, ecc.
Quando poi è morto a tutto in
mezzo alle pene, fa frutto
abbondante, tanto che è
disposto ad essere macinato e
ridotto in buona farina, per
farsene un pane bianchissimo
impastato col sangue
dolcissimo dell’Agnello
divino, acciò sia posto sopra
la regia mensa del gran Re
della gloria. Studiate un poco
questo punto ai piedi del
Crocifisso, perché contiene
una grande scienza (lettera ad
Agnese Grazi)
SE
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Nel Nome di Maria "
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