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Riscoprire
lo stupore e la gioia
(prima parte)
“Io, Giovanni, vostro fratello e
vostro compagno nella
tribolazione, nel regno e
nella costanza in Gesù, mi
trovavo nell'isola chiamata
Patmos a causa della parola di
Dio e della testimonianza resa
a Gesù. Rapito in estasi, nel
giorno del Signore, udii
dietro di me una voce potente
(…)Appena lo vidi, caddi ai
suoi piedi come morto. Ma
egli, posando su di me la
destra, mi disse: Non temere!
Io sono il Primo e l'Ultimo e
il Vivente. Io ero morto, ma
ora vivo per sempre e ho
potere sopra la morte e sopra
gli inferi”.
Apocalisse
Cap.1 versetti 9,10,17,18
Giovanni
udita la voce del Signore, del
Vivente, rapito in estasi si
sente venir meno al cospetto
della sua Maestà.
Il
suo venir meno dovrebbe
rispecchiare l’atteggiamento
di noi tutti nei confronti del
mistero di Cristo, nei
confronti della liturgia che
di fatto ne è la
manifestazione. Non si può
sostenere con le proprie forze
la grandezza del Mistero, per
questo occorre lasciare da
parte tutti gli sterili
individualismi che allontanano
i fedeli dalla dinamica
dell’incontro con il
Vivente!
Oggi
non c’è bisogno di
spalancare alla liturgia
orizzonti nuovi; al di sopra
delle sabbie mobili delle
opinioni che mutano, della
creatività fatta spesso di
elementi ingarbugliati,
occorre intravedere con
chiarezza alcune mete, perchè
agendo con leggerezza si
dimentica che in
gioco c’è il destino, la
vita, la fede di molte
persone.
La
liturgia è cosa troppo seria
per continuare a giocare:
disinvoltura, improvvisazione,
pressappochismo, ingenua
fiducia riposta in sé, più
che nella Chiesa, accettazione
di ipotesi non verificate,
dovrebbe cedere il posto a
quel sacro sgomento che coglie
l’uomo quando si sente
responsabile davanti a Dio del
destino dei fratelli.
Occorre
recuperare il fervore delle
prime comunità,
caratterizzate dalla
percezione palpitante, viva,
commossa, esultante della
presenza di Cristo.
Pensiamo
alle prime liturgie
apostoliche, ancora dominate
dal ricordo dell’apparizione
del Risorto e del pane
spezzato con lui e tutte
protese, nel desiderio, verso
la sua parusia gloriosa:
nell’attesa!
Come
doveva essere viva
l’esperienza della sua
presenza, invisibile, ma
realissima, lì in mezzo a
loro. Tutti i partecipanti
erano galvanizzati: per questo
il clima era saturo di gioia
(tema caratteristico degli
Atti degli Apostoli) e
dall’assemblea uscivano con
una carica apostolica
irresistibile.
Questa
esperienza può essere la
nostra!
Cristo
non è lì solo per farsi
contemplare: è presente con
tutta la sua potenza
salvifica, con il suo mistero
pasquale che è la sintesi di
tutto l’agire di Dio, per
afferrare la nostra vita e
introdurla nella salvezza.
Questa
esperienza suppone una
celebrazione viva:
-
Una predicazione
fervida che ha tutto
il calore di un “evangelion”,
che riscopre ogni giorno,
stupita e riconoscente, la
meraviglia del dono e lo
annunzia con il fiato
mozzato.
Non
pretenderemo che incida
personalmente una celebrazione
dove la predica invece di
stimolare fa da sonnifero;
dove il rito diventa una
pietosa commedia; dove al
posto di una comunità c’è
un’amalgama di gente
rassegnata e oppressa dalla
noia. Quel rito è un corpo
senz’anima.
Appena
sapremo infondere in esso un
palpito di vita, ci
accorgeremo quale gioia, quale
forza, quale slancio
missionario si sprigiona dal
Mistero celebrato.
Incontrare
Cristo nella Liturgia
Riscoprire
lo stupore e la gioia
(seconda
parte)
di
Conf. Daniele di Maria
Immacolata
Afferma
la Costituzione Conciliare
Sacrosantum Concilium al
punto 9:
“prima
che gli uomini possano
accostarsi alla liturgia,
bisogna che siano chiamati
alla fede e alla conversione:
«Come potrebbero invocare
colui nel quale non hanno
creduto? E come potrebbero
credere in colui che non hanno
udito? E come lo potrebbero
udire senza chi predichi? E
come predicherebbero senza
essere stati mandati?» (Rm
10,14-15)”
Questo
aspetto ci riguarda molto da
vicino.
Come
religiosi e laici, chiamati ad
essere missionari,
annunciatori del Vangelo della
Speranza in un mondo privo di
speranza, avvertiamo con tutta
la Chiesa
l’urgenza ed il primato
dell’evangelizzazione.
Ogni
Natanaele ha il suo Filippo,
ogni Simon Pietro ha il suo
Andrea, ogni Andrea ha il suo
Giovanni Battista…è troppo
importante l’annuncio, non
vi possiamo rinunziare!
Andate
in cerca delle novantanove
perdute! Così ci direbbe oggi
Gesù se si trovasse a
riformulare la famosa parabola
della pecora perduta. Perché?
È semplice: spesso ci
occupiamo dell'unica pecora
rimasta nell'ovile trascurando
le novantanove disperse. (don
Davide Banzato)
Questo
annuncio, implica un movimento
che purtroppo fa paura, un
movimento verso l’esterno
che produce una perdita delle
proprie sicurezze. Questa
paura che blocca ed inibisce
equivale ad una scintilla di
speranza spenta nel
mondo…equivale ad una
mancata corrispondenza al
mandato missionario di Gesù!
E’ una mancanza grave!
Trascurare
l’urgenza
dell’evangelizzazione, per
curare i propri interessi
equivale a far morire la
propria vita cristiana!
Cari
fratelli e sorelle, in
centinaia lì fuori, nel
mondo, sono immersi nelle
tenebre della non conoscenza
di Dio… E molti di essi a
causa della nostra mancanza di
carità, moriranno nel freddo
dell’odio e dell’egoismo
senza incontrare Gesù, senza
incontrare l’unica persona
capace di scaldare i loro
cuori!
Non
incontreranno Gesù perché
non avranno trovato sulla loro
strada nessuno che glielo
annunciasse!
Sono
migliaia coloro che vivono la
propria vita come fosse un
noioso e ripetitivo schema,
assuefatti da un
abitudinarismo che soffoca la
voglia di vivere e fa perdere
la capacità di gioire.
Non
possiamo permettere che la
vita dei nostri fratelli
diventi tedio, che uno dei
doni più grandi ricevuti da
Dio si trasformi
nell’assurdo di
un’esistenza priva di senso!
La
tristezza che si legge nel
volto di molti dovrebbe farci
scattare dalle comode poltrone
delle nostre certezze, farci
uscire dalle mura ovattate
delle nostre case calde…per
andare lì dove il freddo di
una vita senza Cristo, grida
alle nostre coscienze il
desiderio di un Incontro!
E’
l’'incapacità di gioia
tipica di chi non ha
incontrato Colui che è la
gioia ed è venuto nel mondo
per donare la gioia piena, che
produce l'incapacità d'amare!
E’ questa incapacità di
gioire, di una gioia intima e
profonda, che produce la
chiusura in se stessi, che
produce l'invidia, l'avarizia
e di seguito tutti i vizi che
devastano il mondo!
Per
questo è più che mai
necessario, uscire dallo
stretto guscio delle proprie
certezze!
Questa
è la sfida del nostro tempo,
questa è stata la sfida dei
grandi santi missionari di
tutti i tempi.
Portare
il Vangelo come ha fatto Gesù,
come hanno fatto gli apostoli,
come ha fatto
la Chiesa
nei secoli…là dov'è nato:
sulla strada...
È
l’ora di vincere il sonno
delle proprie consuetudini, è
l’ora di dare un volto di
freschezza e di bellezza al
mondo e alla nostra Chiesa. È
l’ora di un fuoco nuovo.
“Se
sarete quel che dovete essere
porterete il fuoco in tutto il
mondo” diceva Santa
Caterina da Siena, e noi, siamo
ciò che dovremmo essere?
P.S
Ieri sera ero in giro per
Treviso con l'abito religioso
insieme ai miei confratelli,
una signora ci ferma e ci
ringrazia per la testimonianza
di gioia che stavamo
dando..."I vostri volti -
ci dice - sono luminosi, la
vostra gioia è contagiosa,
grazie per la testimonianza
che date in questi tempi
bui".
Queste
parole mi hanno indotto ad una
profonda riflessione. Non ce
ne accorgiamo, ma la luce e la
gioia e la pace che
quotidianamente ci dona
Cristo, sono un faro per chi
con occhi di nottola è
abituato a solcare i cieli
scuri del mondo...
Non
mi rimane che ringraziare il
Signore e benedirlo per le
tante grazie che ci dona!
Incontrare
Cristo nella Liturgia
- Essere Comunità
Riscoprire
lo stupore e la gioia
(terza
parte)
di
Conf. Daniele di Maria
Immacolata
La
liturgia ha senso solo nel
contesto della comunità, non
può esistere una liturgia
individualistica. Essa è
infatti (laos - ergon)
azione del popolo e come tale
rappresenta una manifestazione
corale delle membra di Cristo,
rappresenta l’anelito del
popolo di Dio che desidera
vivere in pienezza la
comunione con il Suo Capo.
E’
pertanto fondamentale ricreare
un clima comunitario laddove
questo si è smarrito
frantumandosi in unità
autistiche.
Le
nostre chiese, le nostre
comunità non sono in grado di
vivere la bellezza della
liturgia proprio perché manca
questo senso di appartenenza
ad una Comunità con
la C
maiuscola.
Senza
lo spirito di Comunione, ogni
azione risulta svuotata del
suo significato.
Questo
aspetto emerge ancora di più
se confrontato con la vita
nelle piccole realtà
parrocchiali.
In
queste la liturgia è il più
delle volte vissuta con gran
coinvolgimento.
E’
il caso, ad esempio, delle
comunità carismatiche. Uno
degli aspetto che maggiormente
notiamo è la grande
importanza data
all’accoglienza, alla
fraternità, all’amore che
in definitiva rappresenta
quella chiave che permette ai
cuori dei fedeli di aprirsi ad
un incontro con il Risorto!
Ogni
celebrazione è gioiosa attesa
della potenza dello Spirito
che trasforma permettendo di
tornare a casa rinnovati.
Se
l’amore fraterno è il
terreno buono che permette
alla liturgia di germogliare
portando frutti di salvezza,
per contro le separazioni
rappresentano il più temibile
inquinante.
Da
qui l’importanza di un
ritorno ad una vita
comunitaria piena, vissuta con
entusiasmo, favorendo
iniziative volte ad estinguere
incomprensioni, acredini,
divisioni e tensioni.
In
che modo?
Aumentando
al massimo i momenti di
preghiera comunitaria,
favorendo un fecondo e
frequente dialogo,
collaborando a progetti
comuni, trovando momenti di
riconciliazione comunitaria.
Alla
base deve esserci uno sforzo
ascetico volto ad accrescere
il senso di umiltà, senza il
quale l’impegno risulterebbe
vano, rischiando di dar luogo
a nocivi individualismi.
Il
segreto che fa di una comunità
un cenacolo in cui si rivive
l’apostolica esperienza
d’amore è precisamente
l’umiltà, consistente nel
considerarsi sempre ultimi,
poveri e bisognosi
dell’aiuto del fratello e di
Dio.
La
via dell’umiltà è la via
della santità, la via
tracciata da molte anime
sante. San Paolo della Croce,
ad esempio, fondatore dei
Missionari Passionisti,
invitava i suoi religiosi a
parlar bene di tutti,
considerando il giudizio del
prossimo la vera peste delle
comunità. Esortava
paternamente alla carità e
alla dolcezza, al farsi carico
delle pene del fratello, alla
consolazione reciproca, al
mitigarsi presto dopo aver
detto qualche parola aspra,
per non consentire allo sdegno
di impossessarsi del cuore.
Invitava i religiosi ad
infervorarsi con novene,
tridui di preparazione,
esercizi spirituali, feste e
altri momenti che disponevano
a celebrare i vari misteri con
grande trasporto di fervore.
Questi
momenti di grazia alimentavano
lo spirito comunitario…
Nelle
nostre parrocchie, spesso
divise all’interno da
sterili individualismi, lo
spirito comunitario si può
recuperare!
Come?
Puntando
sull’amore! Favorendo
l’accoglienza, iniziando a
sentirsi parte di una
famiglia, non considerando il
mio fratello come un estraneo,
trasmettendo quel calore umano
capace di condurre
all’incontro vitale con
Cristo.
Iniziamo
con l’imparare a guardarci
negli occhi!
Siamo
fratelli, non possiamo
limitarci ad un’occhiata
fugace quando un giorno a
settimana ci si scambia la
pace…
Devo
amare il fratello e la sorella
con cui vivo la celebrazione.
Non ci si può considerare
estranei perchè la
celebrazione coinvolge tutte
le membra del Corpo mistico di
Cristo e tutte le membra
devono vivere in armonia tra
loro!
Bisogna
ritornare ad amarsi e questo
non è scontato, richiede
impegno ed un’ascesi
costante, fatta di piccoli
quotidiani gesti e passi verso
l’altro in cui vive Cristo.
Da
questo tutti sapranno che
siete miei discepoli, se
avrete amore gli uni per gli
altri, questo punto
del testamento spirituale che
ci ha lasciato il Signore non
può essere trascurato!
Gesù,
non ci ha detto “vi
riconosceranno dai riti che
praticate, né dalla vostra
conoscenza della
dottrina…” ma
dall’amore, dunque
dall’attenzione all’altro,
dall’ascolto, dal dono di
noi stessi, dal perdono, dalla
comunione reciproca.
Da
questo ci riconosceranno suoi
discepoli e riconoscendoci
tali il nostro “Vieni e
vedi” sarà efficace!
SE
PRELEVI DEL TESTO IN QUESTA
PAGINA AGGIUNGI QUESTA STRINGA
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Nel Nome di Maria "
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