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“Si avvicinava la festa degli Azzimi, detta anche Pasqua, e i capi dei sacerdoti e i dottori della Legge cercavano come sopprimerlo. Però
temevano il popolo. Satana
allora entrò in Giuda,
chiamato Iscariota, che era
nel numero dei dodici. Ed egli
andò a mettersi d’accordo
con i capi dei sacerdoti e i
capi della guardia sul modo di
consegnare Gesù nelle loro
mani. Essi ne furono contenti
e convennero di dargli del
denaro. Egli fu d’accordo e
da quel momento cercava
l’occasione propizia per
consegnarlo loro senza che il
popolo se ne accorgesse.” (Lc.
22,1-6)
Dopo
aver approfondito in
precedenza i primi due
versetti del capitolo 22 nel
Vangelo di Luca, analizziamo
questa volta il versetto 3:
“Satana
allora entrò in Giuda,
chiamato Iscariota, che era
nel numero dei dodici”.
Questo
versetto ci accompagna
nell’attività finale di
Giuda. Molte domande sono
sorte nei secoli a proposito
di Giuda:
perché
Gesù l’ha scelto, pur
sapendo di essere da lui
tradito?
perché
Giuda l’ha seguito?
perché
dopo il discorso del pane del
cielo, in cui molti
abbandonarono Gesù, lui
rimase?
perché
l’ha tradito?
perché
si è impiccato una volta che
aveva ricevuto quel denaro?
Di
volta in volta si sono date
diverse risposte, ma di fronte
alla Parola di Dio, l’uomo
sente anche che molte domande
sono rivolte a lui, domande
che lo coinvolgono, domande
che riguardano il senso della
vita.
Anche
nella vicenda di Giuda, siamo
interpellati sul suo
comportamento e su quello del
suo Maestro, per meditare
quale è al momento il nostro
modo di vivere.
Alla
luce di questo versetto,
comprendiamo come nel cammino
di fede, non vi sono posizioni
conquistate, dove si può
stare tranquilli di avere il
posto già assicurato nel
Paradiso. Giuda era uno dei
dodici, cioè da tre anni
passava notti e giorni con il
Figlio di Dio, ma ciò non gli
è valso per compiere una
conversione di vita. Quando
Luca ci dice che satana entrò
in Giuda, pare volerci far
intendere che, entrare nel
cuore di Giuda, è stato più
semplice per satana che per
Gesù.
Il
cuore è come custodito da una
porta la cui maniglia è posta
all’interno, e solo chi vi
abita può aprire a chi vuole.
L’entrata
di satana in Giuda non si è
pensata come di un fenomeno di
possessione, ma come una vera
e propria ospitalità.
In
Giuda si verifica ciò che il
Signore, per mezzo di Mosè,
aveva annunciato al popolo di
Israele:
“Vedi,
io pongo oggi davanti a te la
vita e il bene, la morte e il
male; poiché io oggi ti
comando di amare il Signore
tuo Dio, di camminare per le
sue vie, di osservare i suoi
comandi, le sue leggi e le sue
norme, perché tu viva e ti
moltiplichi e il Signore tuo
Dio ti benedica nel paese che
tu stai per entrare a prendere
in possesso. Ma se il tuo
cuore si volge indietro e se
tu non ascolti e ti lasci
trascinare a prostrarti
davanti ad altri dèi e a
servirli, io vi dichiaro oggi
che certo perirete, che non
avrete vita lunga nel paese di
cui state per entrare in
possesso passando il
Giordano” (Dt. 30,15-18)
Il
deuteronomista parla del “cuore che si svia”. Nel cuore è posto il sacrario della
coscienza, dove avvengono le
scelte fondamentali. Non sono
i nostri comportamenti esterni
che denotano una conversione.
Questi possono ingannare chi
ci osserva, e arrivano a
ingannare anche noi stessi. Si
arriva a credere di essere nel
giusto perché si rispettano
con formalismo i precetti
della Chiesa, vivendo però né
caldi né freddi.
Così
è stato per Giuda, che almeno
all’esterno seguiva Gesù:
nelle predicazioni, nei
digiuni, nei pericoli, nelle
veglie, addirittura come gli
altri apostoli compiva
miracoli. Ma il suo cuore ne
era lontano, il suo era un
compromesso tra seguire il
Maestro e i suoi pensieri.
Quanti
oggi dilazionano la scelta
fondamentale e camminano con i
piedi in due scarpe diverse?
Quanto
può reggere questa
situazione?
Mancando
una scelta fondamentale,
accade che di volta in volta
si preferisca la scelta più
conveniente.
Questo
è quanto accaduto in Giuda,
non avendo mai deciso di
rinunciare alle sue idee per
fidarsi di Gesù, di volta in
volta doveva lottare con se
stesso per fare delle scelte.
Ma non si fa più fatica così?
Pensiamo
ad esempio di fare un lungo
viaggio e di avere di fianco
uno che conosce bene la
strada, non accade che si
viaggi con una certa serenità?
Sai solo che devi girare dove
ti dice lui e fare attenzione
quando ti chiede di
rallentare.
Pensiamo
invece di fare un viaggio da
soli, conoscendo
approssimativamente il luogo
di arrivo. Quanta fatica si
fa!
Giuda,
benché fosse stato alla
scuola di Gesù, non si è mai
fidato e così gli è accaduto
quello che dice il passo del
Deuteronomio 30,17-18 che
abbiamo visto, e si è perso:
“Ma
se il tuo cuore si volge
indietro e se tu non ascolti e
ti lasci trascinare a
prostrarti davanti ad altri dèi
e a servirli, io vi dichiaro
oggi che certo perirete, che
non avrete vita lunga nel
paese di cui state per entrare
in possesso passando il
Giordano”.
Meditiamo
su come accogliamo i consigli
della Parola di Dio, della
Chiesa e valutiamo cosa ci è
accaduto quando abbiamo fatto
di testa nostra. La fede è fiducia,
non è solo credere che Dio
esista, ma è aprire il cuore
e poter così vivere meglio.
Diamo la possibilità alla
Parola di Dio di entrare nella
nostra vita, nutriamoci di
essa.
Oggi
più che mai, il cristiano si
può rivelare dal posto che
occupa nel suo cuore
la Sacra Scrittura
; cerchiamo quindi di dedicare
nelle nostre case dello spazio
e del tempo alla Bibbia.
Dalla
vita di San Paolo della Croce
Fondatore
dei Passionisti
“Mi
confidò un giorno con
altissimo segreto – depone
una figlia spirituale – che
un venerdì santo, mentre
stava orando innanzi al santo
sepolcro, Gesù si degnò di
stampargli ed imprimergli nel
cuore la sua SS. Passione; e
che se gli erano alzate tre
costole dalla parte del detto
cuore, perché se no mi disse,
non avrei potuto resistere ne
vivere. Tutti, gli istrumenti
della sua Passione me li scolpì
nel cuore, ed in mezzo di esso
il santo segno JESU CHRISTI
PASSIO; anzi con la sua
Passione mi impresse nel cuore
anche i dolori della sua cara
Madre”
SE
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Nel Nome di Maria "
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