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“Si avvicinava la festa degli Azzimi, detta
anche Pasqua, e i capi dei
sacerdoti e i dottori della
Legge cercavano come
sopprimerlo. Però temevano il
popolo. Satana allora entrò
in Giuda, chiamato Iscariota,
che era nel numero dei dodici.
Ed egli andò a mettersi
d’accordo con i capi dei
sacerdoti e i capi della
guardia sul modo di consegnare
Gesù nelle loro mani. Essi ne
furono contenti e convennero
di dargli del denaro. Egli fu
d’accordo e da quel momento
cercava l’occasione propizia
per consegnarlo loro senza che
il popolo se ne accorgesse.”
(Luca 22,1-6)
Ci
soffermiamo a meditare il
versetto 1: Si
avvicinava la festa degli
Azzimi, detta anche Pasqua…
Luca
in questo brano fa riferimento
al profeta Isaia 53,12: ha
offerto se stesso alla morte e
fu computato fra i malfattori.
Questa profezia, Luca la
richiamerà prima che Gesù
esca per il Getsemani; essa
racchiudeva gli eventi
immediati che precedevano la
Passione e morte del Messia.
Con il patto tra il Gran
Consiglio e Giuda riguardo
alla consegna di Gesù, si
adempie la seconda parte della
profezia di Isaia: fu
computato fra i malfattori;
la prima parte invece: ha
offerto se stesso alla morte,
si realizza quando, al termine
della cena, Gesù si dirige
verso il Getsemani, luogo
previsto anche da Giuda per la
consegna del Maestro alle
guardie.
L’autore
biblico, che era un medico,
inizia il Vangelo della
passione con un riferimento
storico, è preciso nel legare
gli avvenimenti di Gesù alla
storia del suo tempo.
Ricordiamo, ad esempio, che
all’annuncio della nascita
del Battista, ci narrava che
si era: al
tempo di Erode, re della
Giudea (Lc.1,5);
lo stesso aveva fatto per
l’annuncio a Maria,
ricordandoci che era avvenuto:
al
sesto mese (Lc.1,26). E
così farà per l’inizio
dell’annuncio del Vangelo da
parte di Gesù, con un lungo
riferimento storico: Era
l’anno quindicesimo del
regno di Tiberio Cesare:
Ponzio Pilato governava la
Giudea, Erode era tetrarca
della Galilea e suo fratello
Filippo dell’Iturea e della
Traconitide; Lisania governava
la provincia di Abilene,
mentre Anna e Caifa erano i
sommi sacerdoti (Lc.3,1-2).
A Luca preme far capire a chi
legge il suo racconto la
veridicità e la solidità di
quanto si appresta a
raccontare. E così, procede
con gli eventi finali della
Redenzione, collocandone il
tempo storico in cui si
svolgono: si
avvicinava la festa degli
Azzimi, detta anche Pasqua (Lc.22,1).
Erano
queste all’origine due
feste, quando il popolo ebreo
era nomade nel deserto: con la
festa di Pasqua, ogni anno,
ogni israelita, ricordava la
notte in cui l’Angelo del
Signore passò e sterminò
tutti i primogeniti
d’Egitto, punendo così il
faraone che con la sua durezza
teneva prigioniero il popolo
d’Israele. Nel calendario
ebraico, questo accadde il 14
del mese di Nisan.
Il
giorno successivo, il 15 di
Nisan, il faraone lascio
libero Israele di partire
dall’Egitto, e il popolo in
tutta fretta se ne partì,
senza avere il tempo di far
lievitare il pane, mangiandolo
così azzimo. Anche questo
evento della partenza
immediata era ricordato di
generazione in generazione
come “Festa degli Azzimi”,
che durava sette giorni, dal
15 al 21 di Nisan.
Era
così un totale di otto
giorni, dal 14 al 21 dello
stesso mese.
Al
tempo di Gesù, le due feste
erano ormai riunite con un
unico ottavario, per questo
Luca parla di festa
degli Azzimi, detta anche
Pasqua (Lc.22,1).
E’
suggestivo che l’Evangelista
inizi il racconto della
Passione con …
Si avvicinava…
Sembra quasi dirci, già
dall’inizio della narrazione
degli ultimi fatti di Gesù,
che la meta è prossima.
Quante
volte Gesù aveva detto “Non
è ancora giunta la mia
ora”; adesso invece, il
tempo è compiuto, l’attesa
è terminata, tutta l’opera
del Figlio dell’Uomo sta per
giungere alla perfezione, si
avvicina la Pasqua, ma è
prossimo anche il momento in
cui il vero Agnello pasquale
sta per essere sacrificato.
L’autore vuole condurci per
mano nelle strade polverose di
Gerusalemme nell’anno 786
secondo il calendario dalla
fondazione di Roma, potenza
dominatrice, che sarà poi
l’anno 33 dopo Cristo. Egli
sembra chiamare a raccolta
coloro che fino ad ora hanno
letto il suo Vangelo e seguito
il Messia nel suo peregrinare
per tutta la Palestina. Coloro
che l’hanno seguito, ora
sono invitati ad avvicinarsi
ai momenti ultimi della vita
del Messia, è il momento di
posare i pochi indumenti e
oggetti da viaggio e mettersi
in religioso silenzio, come
una processione in cui man
mano cresce il numero dei
partecipanti, altri
abbandonano, e giunta dinanzi
al Santuario, il sacerdote
invita coloro che l’hanno
seguito, a entrare nel luogo
santo, dove avverrà la
celebrazione conclusiva. Gesù
è il sacerdote che ha guidato
il popolo, e che a Gerusalemme
sarà anche vittima del
sacrificio. Anche tu così,
sei invitato adesso, nel
silenzio, in punta di piedi,
ad avvicinarti a luoghi santi,
agli scenari della Passione.
Fino ad ora lo hai udito
parlare sul monte e proclamare
le beatitudini; lo hai visto
moltiplicare i pani; ne hai
osservato la maestà nel
comandare le tempeste del
mare; lo hai contemplato
mentre nel deserto, di notte,
prega con le braccia levate al
cielo; lo hai ammirato
camminare sull’acqua; hai
esultato per i ciechi che
tornavano a vedere, e poi gli
zoppi, i lebbrosi e altre
infermità sanate.
Adesso,
caro amico, entra con lui a
Gerusalemme e osserva come
dona la vita il Figlio di Dio.
Guarda Giuda che va a trattare
come merce il suo Maestro;
assisti all’ultima cena,
dove lava i piedi come
l’ultimo dei servi e ci
consegna se stesso con il Pane
Eucaristico e considera: con
un invito gioioso, a Cana,
aveva dato inizio
all’Evangelizzazione, con un
altro convito qui, mesto, li
saluta; e poi, guarda la
sofferenza del Getzemani, il
bacio di Giuda, l’arresto,
il processo, le percosse, i
rinnegamenti, la dolorosissima
via del Calvario, la tremenda
Crocifissione e dopo il
perdono dato da Lui a noi (!),
il reclinare il capo sul legno
della Croce.
Sei
invitato a sostare in tutti
questi luoghi e infine, sul
Calvario, non limitarti a
guardare tu lui, ma lasciati
da lui guardare, incontra gli
occhi di Gesù sulla Croce,
ora ci sarai tu e lui, non ti
chiederà parole, non sforzi
con te stesso, ma
t’inviterà solo ad essere
presente, che tu sia lì, e
che chieda a te: ho
sete!
Eccoci
allora con le parole di San
Luca: Si
avvicinava la festa degli
Azzimi, chiamata anche
Pasqua…
Dalla vita di San Paolo della Croce.
Fondatore
dei Passionisti
La perla si forma nella conchiglia, ma la
conchiglia, quando ha ricevuto
la rugiada dal cielo, si
chiude bene e sene va a fondo
nel mare ed ivi lavora la
nobile perla. Intendetemi
bene: la perla della vera
virtù si lavora nel fondo del
mare dei patimenti e nel mare
della cognizione del proprio
nulla, e da questi mari si
passa poi a nuotare o dirò
meglio a sommergersi
nell’immenso mare
dell’increato immenso Amore.
SE
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Nel Nome di Maria "
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