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Allora
Gesù andò con loro in un
podere, chiamato Getsèmani, e
disse ai discepoli: «Sedetevi
qui, mentre io vado là a
pregare». E presi con sé
Pietro e i due figli di Zebedèo,
cominciò a provare tristezza
e angoscia. Disse loro: «La
mia anima è triste fino alla
morte; restate qui e vegliate
con me». (Matteo 26, 36-38)
Gesù si recò con i suoi
discepoli in un podere
chiamato Getsemani, posto ai
piedi del monte degli ulivi, e
lo fece, scrive l’
evangelista Marco “dopo aver
cantato (con essi) l'inno”.
Questo cantico di
ringraziamento si componeva di
sette salmi (dal 112 al 118)
che formavano con le iniziali
la parola "allaluja".
Gli ebrei solevano cantarlo
alla fine di ogni cena,
particolarmente alla fine
della cena pasquale e l'Ultima
Cena, ovvero la prima
celebrazione eucaristica della
storia, era da poco terminata.
Si trattava di un'acclamazione
festosa, dunque, di un vero e
proprio inno di lode!
Immaginiamo
pertanto con quali sentimenti
di riconoscenza Gesù si
apprestava a vivere la
dolorosa Passione. L’Alleluja
innalzato al cielo lasciava
intravedere prima ancora che
iniziasse la prova, la luce
splendente del mattino di
Pasqua.
Detto
questo, Gesù uscì con i suoi
discepoli e andò di là dal
torrente Cèdron, dove c'era
un giardino nel quale entrò
con i suoi discepoli.
(Giovanni 18,1)
Il Cedron era il torrente che
il re Davide chiamò dei
dolori e delle ignominie,
della passione del Messia,
affermando riguardo al
Salvatore che si sarebbe
saziato delle sue acque amare
durante il cammino della sua
vita, dichiarando infine che
quelle acque amare si
sarebbero tramutate per il
Messia in acque di delizia, di
esaltazione, di gloria (Cfr.
Sal.110).
Era lo stesso torrente che
Achitofèl, consigliere e
confidente di Davide,
oltrepassò per tradire il suo
re, come Giuda che in quella
notte avrebbe attraversato il
Cedron per consegnare il Re
dei Re, Gesù, nelle mani dei
suoi aguzzini. Due nomi
diversi, uno stesso terribile
gesto: il tradimento di un
amico; un uguale destino: la
disperazione ed il suicidio
per impiccagione.
Il tradimento avviene al di là
del Cedron, in un luogo
identificato con la famosa
valle di Giosafat, cioè la
vallata del giudizio. In quel
luogo in effetti l’intero
popolo di Israele giudicherà
se stesso.
Gesù attraversa il Cedron di
notte; è l’ora delle
tenebre, è l’ora in cui
Giuda dopo aver mangiato
l’amaro boccone, ingannato
dal demonio, trama alle spalle
del Suo Maestro il terribile
tradimento.
E’ l’ora della
prova, è l’ora del
combattimento.
Possiamo azzardare un
parallelismo scritturistico
con il brano della lotta di
Giacobbe e le similitudini
come vedremo non mancano.
La lotta di Giacobbe si svolge
di notte, al di là di un
torrente - lo Iabbok, e anche
quella di Gesù si svolge di
notte, oltre un torrente il
Cedron per l’appunto.
Giacobbe allontana da sé
schiavi, mogli e figli, per
rimanere solo e Gesú si
allontana anche dagli ultimi
tre discepoli per pregare.
Giacobbe lotta, soffre e
vince, Gesù decide di bere
fino alla feccia il calice
della vertigine, suda sangue e
vince sull’impero delle
tenebre emettendo nelle mani
del Padre il suo amoroso Fiat.
Anche
l’etimologia della parola
ebraica Cedron ci rivela
particolari interessanti.
Letteralmente la parola
significa “fosco, oscuro”,
e deve con molta probabilità
questa denominazione al fatto
che nella vallata bagnata dal
fiume ci fosse il cimitero
pubblico.
Era la valle della Gehenna, la valle del pianto e della giustizia, un
luogo maledetto, a tal punto
da venir associato nei Vangeli
alla realtà degli inferi.
Un
luogo maledetto dunque, in
cui, secondo un'antica
tradizione ebraica, un gran
numero di giudei, dal cuore
traviato, era solita immolare
all'idolo Moloch, la propria
prole che veniva arsa viva in
suo onore. Per non essere
funestati dalle grida delle
vittime innocenti, si
suonavano strumenti clamorosi
che ne coprivano la voce
durante l'immolazione.
Terminato il turpe rituale le
ceneri delle vittime venivano
gettavate nel vicino Cedron.
Di qui il nome : « Cedron, niger, obscurus, a cadaverum combustorum fuligine »
(Cornelio Lapide). Nel
torrente, attesta inoltre il
libro dei Re, furono sparse le
ceneri degli idoli e degli
obbrobri innalzati a Baal e
Asera, demoni adorati come
divintà. Il Cedron era il
torrente dell'orrore,
dell'iniquità, un luogo
sacrilego ed impuro.
Gesù decide di attraversarlo
manifestando in questo modo la
sua decisa volontà di
riscattare l’uomo dal
peccato, dalla morte e da ogni
genere di nefandezza.
Gesù
ha fatto la sua scelta, lo
aspetta l’effusione di
sangue che lava gli orrori
della storia, lo aspetta la
Croce che ha deciso di
prendere su di sé “per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che
della morte ha il potere, cioè
il diavolo e liberare così
quelli che per timore della
morte erano soggetti a
schiavitù per tutta la
vita” Ebrei 2,14-15.
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