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Lettura
Subito,
di buon mattino, i capi dei
sacerdoti con gli anziani, gli
scribi e tutto il sinedrio
tennero consiglio e, fatto
legare Gesù, lo condussero e
consegnarono a Pilato. Pilato,
allora, lo interrogò: “Sei
tu il re dei Giudei ?”. Gli
rispose: “Tu lo dici”. I
capi dei sacerdoti lo
accusavano di molte cose.
Perciò Pilato lo interrogò
di nuovo dicendogli: “Non
rispondi nulla ? Vedi di
quante cose ti accusano ?”.
Ma Gesù non rispose più
nulla, sicché Pilato ne restò
meravigliato.
(Marco 15,1 – 5).
Commento
Gli
eventi che si stanno svolgendo
in questa sequenza di Vangelo,
seguono gli avvenimenti della
notte, in cui Gesù è stato
arrestato e già sottoposto al
giudizio del sinedrio, con la
condanna a morte.
Il
mattino successivo, dopo che
Gesù avrà trascorso la notte
in carcere, è condotto
dinanzi al governatore Pilato,
questo perché intorno
all’anno 6 d.C., al regno di
Giuda era stata tolta la
facoltà di mettere a morte i
condannati.
Nella notte, Gesù
nel processo dinanzi ai
sacerdoti era stato condannato
perché si era fatto Figlio di
Dio, una bestemmia per i
rappresentanti del tempio,
quindi una motivazione
religiosa; ma davanti a Pilato
l’accusa cambia: Gesù è
presentato non più come un
bestemmiatore, ma come che si
è autoeletto “Re dei
giudei”, questo perché
secondo la legislazione romana
la bestemmia non era punibile
di morte, quindi bisognava
presentare un’accusa
diversa, che facesse ottenere
la condanna a morte di Gesù,
ecco perché Pilato non chiede
a Gesù: “Sei tu il figlio
di Dio”, ma chiede: “Sei tu il re dei giudei?”. La motivazione
non è più religiosa ma
politica.
A
sostenere l’accusa sono
presenti le più alte cariche:
sommi sacerdoti, anziani e
scribi; essi non si
accontentano di far
accompagnare il prigioniero da
soldati, ma essi stessi si
muovono affinché quello che
si presenta come Messia non
eviti la morte.
Questa così alta
rappresentanza delle
istituzioni religiose avrà
stupito persino Pilato:
proprio Roma infatti era
malvista da tutta la Giudea a
causa dell’invasione, delle
tasse, di aver imposto il suo
diritto; e adesso stranamente
si trova dinanzi le più alte
cariche del popolo sottomesso
che gli presentano un uomo che
a loro dire contesta proprio
Roma e che dice, sempre a
parer loro: “Sobilla il popolo, proibisce di pagare le tasse a Roma”.
Pilato, che ha una
lunga esperienza da soldato e
da governatore, intuisce che
c’è qualcosa di nascosto,
che quel galileo che, ora si
trova di fronte, mite,
silenzioso, non può essere
colpevole di quelle accuse,
diffida così di ciò che gli
viene raccontato, e lo
interroga di persona per
accertarsi la verità. Un
po’ ironicamente, un po’
per verificare se quel galileo
è un pericolo per Roma,
chiede: “Sei tu il re dei giudei?”. Chissà, glielo
avrà chiesto con un sorriso
ironico, con gli occhi rivolti
su di Lui, ma anche su quegli
anziani che dietro il
prigioniero, con gli occhi
corrucciati attendono che Gesù
si colpevolizzi da solo e
terminare al più presto
questa stancante procedura.
Gesù risponde e non
risponde, dà a Pilato la
stessa risposta data a Giuda
qualche ora prima quando il
traditore gli aveva chiesto:
“Maestro, sono forse io (a tradirti)?”
e Gesù gli rispose: “Tu l’hai detto”; così a Pilato alla sua domanda risponde:
“Tu lo dici”. Come a Giuda, anche a Pilato Gesù dà la
libertà di scegliere, con tu lo dici, Gesù invita colui che ha di fronte a far la
sua parte, cioè a cercare la
verità, non la vuole imporre
Lui.
Pilato,
capisce che quel re, senza
soldati, non è un pericolo
per lui. Il suo silenzio, le
sue risposte su un Regno non
di questa terra, lo
tranquillizzano, non è un
pericolo per Roma e neanche
per il suo governo, questo gli
basta!
Anzi, chiedendogli:
“Non senti quante cose attestano contro di te”,
pare consigliargli di
difendersi da chi lo accusa,
quasi lo esorta a mettersi in
salvo. Proverà egli stesso in
tre modi a salvarlo: prima
mandandolo da quello che era
il re dei giudei, Erode, nella
speranza che lo dichiari lui
innocente; poi nel più
clamoroso ballottaggio della
storia: il Figlio di Dio fatto
uomo oppure Barabba il
brigante; infine con la
flagellazione, pensando così
di poter calmare sia il popolo
sia il potere religioso.
Ma al termine
capitola lui stesso: o il
galileo o la sua carriera e
così davanti al popolo si
lava le mani, proclamando alla
storia l’innocenza di quello
che un giorno gli era stato
presentato come il re dei giudei.
Per
meditare
Gesù,
davanti a Pilato e a chi ti
accusa, m’insegni a saper
tacere. Il tuo silenzio qui,
ha formato nei secoli a venire
schiere di santi, che hanno
imitato la tua mitezza di
fronte alle accuse.
Santi
che del silenzio ne hanno
fatto il loro martirio; ma
santi e sante anche vicino a
noi: donne che dinanzi a
soprusi di un marito-padrone
hanno offerto nel silenzio la
loro vita, imitandoti e
pregandoti per la salvezza
dello sposo; uomini e donne
che per salvare il matrimonio,
l’educazione dei figli,
hanno taciuto nelle infedeltà
subite; sacerdoti che hanno
taciuto nelle critiche a loro
mosse; madri che hanno taciuto
dinanzi a figli irriconoscenti
che le privavano dei loro
beni: quanto questi ti sono
simili!
Il
tuo silenzio dinanzi a Pilato,
questa vera scuola di virtù,
ha impedito a chi ti ha
imitato la rottura di
amicizie, la separazione di
legami. Questo avviene ora,
proprio adesso accade.
In quel momento di
tremenda umiliazione, udivi
quelle voci urlanti che ti
gettavano addosso tutto
l’odio accumulato in tre
anni: si è fatto Figlio di Dio, insegna a disobbedire la legge
di Dio e di Cesare!
Pilato,
ti chiede una sola parola per
liberarti, ma ecco che accade,
in quel momento il tuo
pensiero corre a me, che
nascerò tra 2.000 anni, e mi
consegni la tua eredità: il
silenzio, la sottomissione per
Tuo amore.
Quel
misterioso israelita che sta
ritto di fronte a Pilato, che
sopporta in silenzio le
accuse, lo sorprende, ma non
comprende che proprio in quel
momento si sta portando a
compimento la Redenzione, che
le porte del cielo chiuse,
serrate da Adamo con il
peccato, si stanno di nuovo
per aprire con il sangue di
quel mite prigioniero.
Pilato
suo malgrado, sentenzia con la
condanna a morte, la fine del
tempo antico e l’inizio del
tempo nuovo. Se solo avesse
compreso che anche per lui la
salvezza era lì davanti,
nell’apparenza di un galileo
incatenato.
Questo
contrasta con la società di
oggi, dove chi urla di più,
dove chi sa farsi valere, dove
chi pensa a ottenere rispetto
per i propri diritti in ogni
caso pare aver ragione, Tu
sembri insegnare un valore che
appare non più valido, un
valore sorpassato: quello del
silenzio, della pazienza, del
saper aspettare.
Pilato,
giudice e governatore,
abituato alle suppliche, a chi
gli s’inginocchia davanti
per ottenere dei favori,
questa volta rimane
meravigliato dinanzi a quel
condannato così imponente nel
suo silenzio e dignità, tanto
che ne intuisce non solo
l’innocenza ma la grandezza.
Che
grande lezione questa: la
pazienza ci ottiene più
ascolto, ci fa raggiungere la
verità, ci rende più
credibili di tante parole.
Pensiero
di San Paolo della Croce,
fondatore dei Passionisti
…
sopra tutto sia mortificata
nei suoi sentimenti, massime
nella lingua e negli occhi,
tenendoli ben custoditi.
Attenda alla mortificazione
delle passioni, massime quando
si sente risentita. Stia in
silenzio, non si lamenti mai,
non si giustifichi mai e non
si risenta mai, ponga in
pratica queste due sillabe
tanto preziose: patire e tacere. Questa è una strada e regola corta per
essere presto santa e
perfetta. (lettera ad una
figlia spirituale del 7 dic.
1755).
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