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+Se
come afferma il testo
giovanneo Maria era presso la
croce, vuol dire che si
trovava a Gerusalemme in quei
giorni e se era a Gerusalemme
vuol dire che ha assistito a
tutta la via dolorosa del
Figlio.
Ha
udito le voci degli
accusatori, le urla feroci
della folla. Ha visto il
figlio uscire sanguinante dal
luogo in cui era stato
flagellato,
ha sentito pronunciare
l’ecce homo e la terribile
sentenza di morte. Ha
assistito impotente alle
percosse, agli sputi, agli
insulti, allo spettacolo
indecoroso di quelle vesti
strappate, dei chiodi, del
sangue innocente versato.
Maria
vedeva, taceva, e serbava
tutto nel suo cuore, ogni
singolo dolore del figlio,
ogni singola umiliazione
subita. E così mentre
infuriava su Gesù la tempesta
d’odio dei suoi aguzzini, Il
silenzio di Maria si faceva
preghiera, preghiera offerta,
dono d’amore, raggio di sole
nella notte dell’umanità.
Sotto
la croce dice l’evangelista
c’erano altre donne, ma
Maria non era lì come una
donna qualsiasi, era sotto la
croce come madre, e questo
cambia tutto…il dolore delle
altre donne per quanto grande
non era minimamente
paragonabile a quello di
Maria, di una madre che vede
morire il suo unico figlio tra
sofferenza, odio e
indifferenza.
Mi
ricordo di un giorno in cui
partecipai ai funerali di un
giovane ragazzo della mia
parrocchia; la chiesa era
gremita e centinaia di giovani
con gli occhi gonfi di lacrime
seguivano la cerimonia. Ma lì
in prima fila c’era la
madre. Il suo sguardo non era
come quello degli altri, i
suoi occhi pur gonfi di
lacrime non smettevano di
guardare quel feretro. Lo
sguardo fisso, impietrito e le
labbra senza posa sembravano
ripetere il nome del
figlio…una litania dolorosa
e amorosa carica di tristezza
e di speranza.
Chi
può comprendere il dolore di
una madre?
Di
colei che ha custodito,
svezzato, cresciuto, nutrito,
educato e amato il proprio
figlio.
“Presso la croce di Gesù stava Maria sua Madre”
Maria
guardava suo Figlio, lo
guardava mentre pian piano tra
inimmaginabili strazi la sua
vita si spegneva consumandosi
come candela per irradiare sul
mondo caduto nelle tenebre la
sua luce.
“Stava
la madre presso la croce del
figlio”.
Stava…ritta…addolorata…piangente
e pur composta, silenziosa.
Maria
guardava suo Figlio.
Chi
potrà penetrare il mistero di
quello sguardo tra madre e
figlio? Il dolore, il peccato
del mondo che Gesù stava
prendendo su di sé erano in
quell’istante condivisi.
L’amore della madre, la sua
compassione divenivano in quel
momento balsamo e conforto per
il Figlio di Dio!
Compassione
abbiamo detto…dunque unione
ai dolori del Figlio.
Piange
Maria e piange Gesù. Le
lacrime di Maria si uniscono a
quelle di Gesù i suoi dolori
alle sofferenze del Figlio,
un’unica volontà li
accomuna, quella di Dio Padre,
quella di salvare l’umanità
intera, e così nel tempo di
uno sguardo, scandito da un
silenzio assordante, i due
cuori si uniscono e si ode un
unico palpito, è il suono
vittorioso dell’amore!
L’amore
trionfa attraverso
l’incomprensibile via della
croce!
La
morte pensava di aver avuto
l’ultima parola, già vedeva
la sua preda inerme, su quel
patibolo insanguinato. Ma i
suoi denti furono spezzati
dalla Roccia di Cristo;
attraverso la stoltezza della
croce, la pietra scartata dai
costruttori si fece scoglio
insormontabile, una barriera
salda contro cui si infransero
impotenti i flutti di morte.
In
quel giorno doloroso e
glorioso la morte fu sconfitta
per sempre!
Maria
guardava suo figlio.
Negli
occhi del Figlio lo sguardo
pieno d’amore di un Dio che
dona all’umanità la sua
vita fino all’ultima goccia
di sangue…
Negli
occhi di Maria la bellezza
dell’amore che spera e tace.
Il
silenzio di Maria si fa attesa
densa di adorazione e colma di
speranza!
Adora
Maria e lo fa in quella
desolazione, tra gli insulti e
le bestemmie dei vicini.
Il
suo sguardo è fisso,
immobile.
Stava
Maria presso la croce,
stava, un verbo che indica
fermezza, fermezza nel corpo e
nello spirito.
Stava
presso la Croce, Maria, salda
nella fede, salda nella
speranza… e mentre tutto si
faceva buio, mentre il cielo
iniziava ad oscurarsi, non si
stancavano i suoi occhi di
guardare Gesù, Suo vero
Figlio, Suo vero Dio.
Maria
spera e crede…e la sua fede
si fa certezza!
Ha
sperato Maria, ha sperato che
da un momento all’altro il
corso degli eventi cambiasse,
che venisse riconosciuta
l’innocenza del Figlio.
Ha
sperato davanti a Pilato. Ha
sperato fin sotto la croce,
fin prima che venisse battuto
il primo chiodo.
Non le era stato forse
assicurato che quel figlio
sarebbe salito sul trono di
Davide e che avrebbe regnato
per sempre sulla casa di
Giacobbe?
Ma
allora come spiegare quella
croce? Possibile che fosse
quell’infame legno il suo
trono? Si.
Maria
ha sperato, ha continuato a
sperare contro ogni speranza,
ha sperato anche quando vedeva
sparire ogni umana ragione di
sperare.
Perché
viene un’ora della vita cari
fratelli e sorelle, in cui
occorre una fede ed una
speranza come quelle di Maria.
E’ quando sembra che Dio non
ascolti più le nostre
preghiere, quando la nostra
vita diviene passaggio da
sconfitta a sconfitta, quando
le tenebre sembrano trionfare
e il buio sembra
soffocarci…E’ quello il
momento di ricordarci che si
fece buio su tutta la terra
quando Maria adorava con fede
incrollabile il Suo e nostro
Dio crocifisso!
Quando
il baratro appare più
profondo e la via sembra
smarrita, una lampada viene a
rischiarare il nostro cammino,
è la luce che promana dalla
Croce di Gesù. Guardando il
Crocifisso, mistero di un Dio
che arde d’amore per
l’uomo, assistiamo estasiati
al miracolo dei miracoli
dell’amore di Dio. Mistero
della Potenza che si fa
debolezza!
Lì
sul Calvario, dove già
splende il riflesso
dell’alba senza fine della
Resurrezione, è donata
all’umanità una speranza
nuova.
Il
Salvatore rivolge dalla croce
il suo grido:
“Per te debole, per te
rifiutato, per te che nessuno
ama, per te che nella vita hai
conosciuto solo l’odio e la
violenza io sono venuto nel
mondo…
Sono
qui, inchiodato, sospeso tra
cielo e terra, per ricordarti
che è per te che ho dato la
mia vita, è per te che ho
versato questo sangue. Ho
sfidato la morte e l’ho
vinta con l’amore. Come
macigno mi son dato in pasto a
lei, ma i suoi denti sono
stati spezzati per
sempre…Non può più fare
paura, colei che ora ti è
sorella, passaggio obbligato
per il Regno della gioia!
Ho
subito lo strazio della croce
per farti capire che proprio
tu debole, proprio tu
rifiutato, proprio tu che non
hai mai saputo amare, hai nel
cuore la chiave del Regno.
Perché la debolezza è la
vera forza dei Santi!
Sono
qui per ricordarti che il
lutto del momento presente si
trasformerà in gioia piena,
quando le tenebre che
avvolgono il tuo cuore saranno
lavate in questo sangue,
quando il buio che ti circonda
verrà spazzato via dalla luce
della mia Parola di vita,
quando la morte che hai nel
cuore lascerà posto alla vita
e la pesante pietra che ti
opprime verrà divelta… Sono
qui, in questo Venerdì, per
ricordarti che ogni giorno
puoi vivere orizzonti di Cielo
se aprendomi il cuore mi darai
il tuo si!”
Cari
fratelli, care
sorelle…insieme a Maria
donna del Si, apriamo il
nostro cuore a Cristo,
offriamo con fede la nostra
croce a Lui che ha preso su di
sé le nostre sofferenze.
Testimoniamo
al mondo la gioia colma di
speranza che nasce dalla
Croce.
Diamo
inizio oggi alla rivoluzione
dell’amore!
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Nel Nome di Maria "
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