UN SOLO CORPO, UN SOLO SPIRITO

Con San Paolo impariamo ad essere Chiesa  

 di Pamela Salvatori

 

“Come il corpo, pur essendo uno ha molte membra, e tutte le membra, pur essendo molte sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo… Ora il corpo non risulta di un membro solo ma di molte membra… Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come Egli ha voluto… Non può l’occhio dire alla mano: “non ho bisogno di te”; né la testa ai piedi: “non ho bisogno di voi”. Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie… Dio ha composto il corpo conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre tutte le membra soffrono insieme e se un membro è onorato tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte (1 Cor 12, 12-27)”.

 

 

 

Folgorato sulla via di Damasco dal Signore Risorto, San Paolo comprende un mistero che fino ad allora gli sembrava inconcepibile, ossia che perseguitare la Chiesa di Gesù Cristo vuol dire perseguitare Gesù stesso, così alle parole di Lui: “Perché mi perseguiti?” egli risponde con la conversione radicale della propria vita. Giudeo zelante nel far rispettare la Legge , andava a Damasco per catturare i cristiani e condurli come prigionieri a Gerusalemme, ma l’intervento divino lungo la strada gli svela che i Cristiani ed il Cristo formano un Unico Corpo. “Chi sei Signore?” chiede Paolo al momento della caduta da cavallo, “Io sono quel Gesù che tu perseguiti” (vedi Atti 9, 1-7). Da allora maturerà in lui la convinzione che Gesù Risorto è il “capo” e i Cristiani le “membra” di un Unico Corpo Mistico, appunto quello di Cristo. Da feroce persecutore diverrà “Apostolo delle genti” fino alla forma più alta di offerta e di testimonianza per amore di Cristo: il martirio, subito a Roma. Il suo zelo per Dio, lo renderà, con il soffio dello Spirito in lui, un modello di fede cristiana, un esempio altissimo da imitare e un maestro da cui apprendere per intero la dottrina di Cristo. Pur non avendo conosciuto di persona Gesù, egli lo ha incontrato nel suo cuore e da quel momento la sua vita è cambiata in modo radicale e definitivo. Chiamato a predicare tra i pagani, nella fedeltà incondizionata all’apostolo Pietro, che riconoscerà da subito come rappresentante in terra di Gesù, camminerà senza sosta per portare a tutti la novità del Vangelo e non dimenticherà mai di pregare per tutte le comunità visitate e di inviare lettere e aiuti per sostenere la fede dei convertiti. Meditando a lungo sul legame che unisce Cristo a tutti i battezzati, nella prima lettera ai Corinzi, facendo eco alle parole di Gesù: “Io sono la Vite e voi i tralci” (Gv 15,5), San Paolo afferma che “Come il corpo, pur essendo uno ha molte membra, e tutte le membra, pur essendo molte sono un corpo solo, così anche Cristo” (1 Cor 12,12). “Poiché c’è un solo pane, noi pur essendo molti siamo un corpo solo” (1 Cor 10, 17): i cristiani accostandosi alla Mensa Eucaristica ricevono lo stesso pane consacrato, ossia il medesimo Corpo di Cristo, che li rende Uno in Lui, perché “siano perfetti nell’unità” (Gv 17,23) secondo il desiderio di Gesù: “tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10,17).

 

Sull’insegnamento di San Paolo anche noi possiamo imparare ad essere Chiesa. Scrive il Papa Benedetto XVI: “Cattolicità non esprime solo una dimensione orizzontale, il raduno di molte persone nell’unità; esprime anche una dimensione verticale: solo rivolgendo lo sguardo a Dio, solo aprendoci a Lui noi possiamo diventare veramente una cosa sola” (Benedetto XVI, Paolo, l’Apostolo delle genti, cap. II, 2).

L’unità e la pace partono dalla conversione del cuore. Quando le comunità sono divise, significa che i cuori dei singoli fedeli non sono rivolti completamente al Signore; significa che tra i battezzati non regna il reciproco amore e rispetto, piuttosto conflittualità e rivalità, desiderio di prevalere gli uni sugli altri. E la responsabilità di questa frammentazione non è dell’uno o dell’altro, ma di ciascun membro, che non sa ricoprire il suo ruolo e non sa o non vuole restare al suo posto. Così ogni membro dilania il Corpo di Cristo e si rivolta contro gli altri, non riconoscendo che ogni persona viene posta accanto all’altra secondo un preciso disegno divino, che bisogna accettare anche quando non lo si comprende pienamente. Lo Spirito Santo, spiega San Paolo, distribuisce i Suoi carismi a chi vuole e come vuole (vedi 1 Cor 11, 4-11; vedi Gv 3,8) e non esiste nella Chiesa qualcuno che ne sia sprovvisto. Questo vuol dire che a ciascuno di noi spetta anche il compito di riconoscere e valorizzare il carisma dell’altro, donatogli da Dio e pertanto indispensabile per creare e mantenere l’unità della Chiesa. Le gelosie, le invidie, i tentativi di sopraffazione che troppo spesso animano, anzi, uccidono le nostre piccole comunità, sono sintomo della mancata conversione di coloro che le compongono, incapaci di perdono, di fiducia reciproca, di disponibilità e di carità. Tutti quei cristiani che si vantano di servire la Chiesa di Cristo e perseguitano i loro fratelli con calunnie, ingiusti rimproveri, pettegolezzi e maldicenze, perseguitano Gesù stesso e dilaniano l’unità del Suo Corpo, soffocando i carismi dello Spirito, che dovrebbero invece cooperare insieme per l’edificazione dell’unica Chiesa, e disprezzando le differenze che animano e arricchiscono il tessuto stesso della Chiesa di Gesù Cristo (vedi Benedetto XVI, San Paolo, l’Apostolo delle genti cap I, 4). Spesso, con la loro incoerenza, sono per primi motivo di scandalo e causa di disagi e incomprensioni all’interno delle comunità. Dunque, è necessario “conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace, un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati” (Ef 4, 3-4).

“Supplichiamo il Signore con tutto il cuore, perché ci guidi all’unità piena in modo che lo splendore della verità, che sola può creare l’unità, diventi di nuovo visibile nel mondo” ((Benedetto XVI, Paolo, l’Apostolo delle genti, cap. II, 2).   

 

  

   

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