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“Educare non è mai stato facile e oggi
sembra diventare sempre più
difficile”, scrive il Santo
Padre Benedetto XVI ai fedeli
della sua diocesi, avvertendo
l’urgenza di trattare un
problema che tutti lamentano e
sul quale la Chiesa si sta
impegnando: il problema
dell’educazione. Si parla
oggi di una grave “emergenza
educativa” spesso associata
alla cosiddetta “frattura
fra le generazioni”, che di
certo esiste, ma “che è
l’effetto, piuttosto che la
causa, della mancata
trasmissione di certezze e di
valori”. La mentalità e la
cultura moderna diffuse, che portano
a dubitare del valore della
persona umana, del significato
della verità e del bene,
insieme alla sfiducia e alla
tentazione dello
scoraggiamento che assale i
genitori e gli educatori,
rendono sempre più complesso
trasmettere in modo efficace
alle nuove generazioni
“qualcosa di valido e di
certo” su cui costruire la
propria vita. Ma “non
temete! Tutte queste difficoltà
non sono insormontabili”!
Sono infatti “il rovescidella
o medaglia di quel dono grande
e prezioso che è la nostra
libertà”. Infatti ogni
persona, in ogni epoca, è
chiamata sempre nuovamente a
prendere le sue decisioni, in
modo libero e responsabile.
“La libertà dell’uomo è
sempre nuova”, non è
possibile ereditare i grandi
valori del passato senza
rinnovarli e assimilarli
attraverso scelte personali e,
molto spesso sofferte. Se
mancano le certezze
fondamentali della vita, se
mancano le risposte agli
interrogativi esistenziali
dell’uomo, ecco che il
timore, il dubbio,
l’incertezza prendono
possesso della vita stessa e
si fa urgente il bisogno di
riscoprire quei valori
perduti. Da dove partire,
allora, per porre le basi di
una autentica educazione?
Dall’amore, fatto di
vicinanza e fiducia, che i
genitori sono chiamati a
donare ai propri figli e gli
educatori ai propri allievi
per aiutarli a superare gli
egoismi e renderli a loro
volta capaci di amore
autentico e disinteressato.
Non basta rispondere alle
tante domande dei bambini
fornendo loro semplici nozioni
e informazioni, se poi si
trascura di insegnare loro
quella verità che forma le
coscienze e orienta le scelte.
E di tale verità fa parte
anche la sofferenza.
“Cercando di tenere al
riparo i più giovani da ogni
difficoltà ed esperienza del
dolore, rischiamo di far
crescere, nonostante le nostre
buone intenzioni, persone
fragili e poco generose: la
capacità di amare corrisponde
infatti alla capacità di
soffrire, e di soffrire
insieme”. Un’autentica
opera educativa esige armonia
e giusto equilibrio tra libertà
e disciplina:
“l’educazione ben riuscita
è formazione al retto uso
della libertà”. La libertà
è pur sempre un rischio, ma
l’educatore, genitore o
maestro che sia, ha il compito
di consigliare il giovane
nelle scelte e di correggerlo
quando sbaglia. “Quello che
invece non dobbiamo mai fare
è assecondarlo negli errori,
fingere di non vederli, o
peggio di condividerli, come
se fossero le nuove frontiere
del progresso umano”.
L’educazione, pertanto,
esige autorevolezza, che è il
frutto dell’esperienza, ma
che si raggiunge soprattutto
con una vita coerente e un
coinvolgimento personale,
espressione del vero amore.
Colui che ha il difficile
compito di educare deve
prendere consapevolezza della
grande missione affidatagli,
per poter divenire testimone
della verità.
Nell’educazione è decisivo
il senso di responsabilità:
responsabilità
dell’educatore, del bambino
che cresce, responsabilità
personale ma anche collettiva.
La società in cui viviamo,
alla quale spesso
rimproveriamo l’immagine che
essa dà di se stessa, il
degrado e la mancanza di
principi morali, “non è
un’astrazione: siamo noi
stessi, tutti insieme, con gli
orientamenti, le regole e i
rappresentanti che ci
diamo”. Perché la società
cambi è necessario il
contributo di ciascuno, un
impegno responsabile orientato
alla verità e al bene. Come i
pagani di un tempo, anche noi,
allontanandoci dall’unico
vero Dio, perdiamo la
speranza, e con essa il senso
della vita. Ed invece proprio
la speranza è “l’anima
dell’educazione”, in
quanto genera fiducia nella
vita: “alla radice della
crisi dell’educazione c’è
infatti una crisi di fiducia
nella vita”. Torniamo a Dio
e riponiamo in Lui la nostra
speranza, perché “solo Lui
è la speranza che resiste a
tutte le delusioni; solo il
Suo amore non può essere
distrutto dalla morte; solo la
Sua giustizia e la Sua
misericordia possono risanare
le ingiustizie e ricompensare
le sofferenze subite. La
speranza che si rivolge a Dio
non è mai speranza solo per
me, ma è sempre anche
speranza per gli altri: non ci
isola, ma ci rende solidali
nel bene, ci stimola ad
educarci reciprocamente alla
verità e all’amore”.
Pamela
Salvatori
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